L’altro giorno, analizzando una campagna, ci siamo detti una cosa che ormai è evidente a chiunque lavori nel digitale: la creatività comanda tutto.
Sono finiti i tempi in cui costruivi audience super-dettagliate e sperando che il targeting facesse tutto da solo. Oggi Meta lavora con Advantage+, e una parte consistente di quel lavoro lo fa l’AI: segmentazione, ottimizzazione, combinazioni dinamiche.
Ma, e questo lo ripetiamo spesso, restano fondamentali il senso critico, l’osservazione e l’analisi.
Quindi, cosa si può fare davvero?
1. Accettare che la creatività guida le performance
E prepararsi di conseguenza. Questo significa testare visual diversi, concept diversi, angoli di comunicazione diversi. Non uno. Non tre. Diversi.
2. Saper leggere i dati (quelli veri)
Perché può succedere che la tua campagna sembri “perfetta”:
CTR alto
CPC ottimo
CPM basso
Frequenza equilibrata
…ma non converte. E allora la domanda è: perché?
A volte la risposta non è dentro la campagna. È fuori.
Dove atterra la persona quando clicca?
Il sito è pensato per vendere?
Il prodotto è spiegato in modo chiaro?
La call to action è visibile?
Si capisce subito perché dovrebbe scegliere te?
Sono domande banali? Forse. Ma spesso sono proprio quelle che evitano di buttare via budget.
Fatti questo mini check:
Perché qualcuno dovrebbe comprare il mio prodotto online?
Sto mettendo davvero in evidenza i punti di forza?
Le immagini spiegano perché il mio prodotto è utile o diverso?
Se la risposta è “non del tutto”, la campagna non è il problema. È solo lo specchio.
Un errore molto comune
Pensare che “vendere sui social” sia automatico. E quando non funziona, dare la colpa all’advertising.
La verità è più semplice: l’adv è un alleato, non la soluzione.
Può indicarti cosa non funziona. Può mostrarti dove perdi le persone. Può darti segnali chiarissimi.
Ma poi serve l’onestà di guardare quei segnali e dire: “ok, qui c’è da sistemare”.
E mettersi in gioco, davvero.