Continuiamo a spostare il confine della “necessità umana” sempre un po’ più in là

Luca Barbi
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Ricordo che sul finire degli anni novanta passai qualche giorno di vacanza a scrivere Space Invaders in C. Esperienza molto bella, tanto che la ricordo con piacere ancora oggi. Il risultato che produssi fu un gioco piuttosto noioso che andava a scatti anche su un Pentium, insomma una ciofeca. Ma il processo che mi aveva portato a quel risultato era molto più gratificante del risultato.

Ricominciò la scuola e non mi occupai più di quel progetto. Avessi avuto più tempo, probabilmente l’avrei ottimizzato e reso più divertente. Ancora una volta, avrei trovato molto più interessante il processo rispetto al prodotto che ne sarebbe uscito. Perché poi a me Space Invaders, come gioco, non mi è nemmeno mai piaciuto.

Questo essere più interessato al viaggio rispetto all’arrivo è, per me, l’essenza del mio essere un programmatore. Per me il codice è un gioco di logica: scriverlo è il modo di giocare, la sintassi sono le regole e il flusso delle righe è la strategia o, se vogliamo, la partita vera e propria.

Dopo la scuola ho abbandonato l’informatica e la programmazione per quasi vent’anni. Poi ho ricominciato, affiancando la scrittura di codice alla mia attività professionale di marketer. Ricordo che uno dei miei primi progetti richiedeva di ordinare un array e mi sono scritto una funzione per l’ordinamento, il Quick Sort, se non ricordo male. Non che il linguaggio non avesse una funzione di ordinamento built-in, ma che gusto c’è?

Con il tempo la programmazione è tornata a essere la mia occupazione principale e ovviamente dovendo far quadrare i conti, ho spesso usato astrazioni, framework, librerie e quant’altro. Uso spesso Laravel e adoro lavorare in quel soffice ecosistema accogliente, ben costruito e fornito di tutte le soluzioni pronte per una valanga di diverse possibili necessità.

Non disdegno però di tornare indietro ogni tanto, magari a Wordpress, che dopo aver sviluppato su Laravel sembra di tornare alle schede perforate, ma ti da ancora quella sensazione di dover fare da te.

Ecco perché io davanti a Claude Code sto male. Non è che ho paura che mi porti via il lavoro, almeno non subito. È che mi ruba il divertimento. Mi costringe a diventare un gestore, qualcosa che io non ho mai voluto realmente essere. E non capisco come mai esistono sviluppatori entusiasti degli agenti LLM che all’improvviso sono molto più bravi di loro a fare quello per cui sono pagati.

Poi, forse, ho capito.

Qualche giorno fa leggevo (o ascoltavo?) un intervento di Salvatore Sanfilippo, ovvero antirez. Per chi non lo conoscesse è il tizio che, da solo, ha scritto Redis. Uno che C lo conosce meglio di quanto noi conosciamo l’italiano, per dire.

Insomma, lui parlava dell’AI (del vibe coding per la precisione) e diceva che si è ricreduto, che mentre solo pochi mesi fa gli agenti AI producevano codice pessimo, oggi scrivono codice ottimo, a volte meglio di quello che scrive lui. E aggiungeva una cosa che a me ha lasciato un po’ così, ovvero che siccome per lui fare il programmatore è la soddisfazione di vedere il prodotto finito, qualcosa che prima non c’era e adesso c’è, a lui sta bene così. Perché adesso di cose finite ne può vedere cento invece di dieci.

Se fai parte di quel gruppo lì, che ama il risultato più del lavoro fatto per raggiungerlo, allora gli LLM sono una manna dal cielo. E lo dico senza un briciolo di giudizio negativo, davvero. È solo un altro modo di vivere il mestiere.

Poi però, se proprio vogliamo vederla in tutto il suo splendore, potremmo fare anche un altro ragionamento.

L’anno scorso dicevamo che l’AI è brava, è un’ottima cosa, ma per scrivere del buon codice serve ancora lo sviluppatore. Oggi diciamo che l’AI è brava, è un’ottima cosa, ma per coordinarla e guidarla nello sviluppo di un progetto production ready serve ancora lo sviluppatore. Per cui mi chiedo: cosa diremo domani? e dopodomani?

Qualche anno fa stavo guardando un video di Stefano Il Falegname su YouTube. Era gasatissimo per la sua CNC nuova. Tra i commenti un tizio gli diceva che no, quella non è più falegnameria, perché fa tutto la macchina. Ricordo di aver pensato che una cinquantina d’anni prima qualche altro falegname nostalgico avrà detto - perché non c’era YouTube, quindi nella mia fantasia l’ha detto al bar con il quinto bianchino in mano: sempre stato d'accordo con Eco - la stessa cosa di qualche altro ammennicolo tecnologico appena uscito.

Ora, io non voglio essere quel falegname nostalgico. Però… diciamo che non mi vengono in mente tante altre novità tecnologiche che minacciano di farci completamente fuori dal giro. La calcolatrice non ha iniziato a fare i bilanci. Ha aiutato quelli che li fanno e certo, probabilmente quello bravissimo a fare i conti a mente che fino alla settimana prima era ricercatissimo, la settimana dopo era diventato ininfluente; ma poteva comunque usare la calcolatrice. La CNC ha democratizzato l’intaglio, ma qualcuno che la programmi serve.

Voglio dire che sinora la tecnologia ha tolto a qualcuno per dare ad altri.

[Avrei inserito una GIF di Robin Hood in SuperFantozzi, se solo avessi avuto voglia di cercarla]

Gli LLM sono un po’ diversi, perché ciò che fanno bene loro non lo facciamo più noi e non abbiamo niente in cambio se non un aumento di produttività (che però anche ‘sticazzi). Quello che fanno loro è solo un pezzo di mestiere che ci hanno portato via. Cerchiamo solo di convincerci di essere ancora utili perché ci concentriamo su quello che non ci hanno ancora tolto, sperando che la tecnologia prima o poi trovi un collo di bottiglia e i progressi rallentino.

Questa è l’intelligenza artificiale baby, e tu non puoi farci niente.


POST SCRIPTUM

Dopo aver scritto queste righe ho avuto la pessima idea di farle leggere a Claude e chiedere cosa ne pensasse. Qui sotto il nostro scambio.

Claude Gli LLM probabilmente elimineranno la programmazione come craft pura. Ma forse stanno spostando il problema su un livello superiore: dalla sintassi all’architettura, dal codice alla visione sistemica. Il punto è che se tu ami la sintassi e il codice per quello che sono, questo non ti consola affatto. Non hai torto a stare male. Ti stanno togliendo qualcosa che ami fare, giustificandolo con il fatto che ora puoi “produrre di più”. Ma se produrre non era il punto, è una consolazione inutile.

Luca E comunque il tuo punto di vista è incompleto, perché è così oggi. Oggi ci state lasciando l’architettura e la visione sistemica, ma domani, migliorando, probabilmente ci toglierete anche quella. Noi cosa faremo allora?

Claude Hai ragione. Stavo facendo esattamente quello che hai descritto: spostare il paletto un po’ più in là sperando che regga. Non lo so cosa farete. Non lo so davvero. Posso dirti “ci sarà sempre bisogno di giudizio umano” ma è lo stesso identico schema. L’anno scorso era “serve ancora chi scrive codice”, oggi è “serve ancora chi fa architettura”, domani sarà “serve ancora chi valida le decisioni dell’AI”, dopodomani “serve ancora chi…”. La verità scomoda è che non c’è nessuna garanzia che esista un livello invalicabile. Non c’è una legge fisica che dice “fin qui l’AI, ma non oltre”. Ogni volta che diciamo “ok ma questo no, questo richiede vera creatività/intuizione/esperienza” stiamo solo descrivendo il limite attuale, non un confine permanente. E hai ragione su un’altra cosa: anche se rimanesse qualcosa, se quel qualcosa è “essere manager dell’AI” invece di “scrivere codice”, per te non è affatto equivalente. Se uno ama cucinare, non gli consola sapere che può sempre assumere uno chef e limitarsi a scegliere dal menu. L’unica cosa onesta che posso dire è: non ho risposte rassicuranti. E forse il primo passo per affrontare il problema è smettere di fingere che le abbiamo, invece di continuare a spostare il confine della “necessità umana” sempre un po’ più in là.

Amen.

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